01 / IL VALORE DELL’IMPRESA
Raccogliere in Italia, investire dove nasce il valore
Raccogliere capitali in Italia non significa necessariamente investirli in aziende italiane. Akka investe in startup e società private ad alta crescita, cercando opportunità anche oltre i confini nazionali.
«Raccogliamo capitali in Italia e poi investiamo nel migliore che troviamo, e molto spesso, purtroppo, questo si trova negli Stati Uniti.»
Secondo Nati, al momento dell’intervista non si era ancora presentata l’occasione di scegliere una startup italiana a condizioni davvero equivalenti. L’osservazione porta al tema dell’attrattività: che cosa rende un’impresa interessante per chi investe?
La dimensione attuale offre una prima indicazione. Il suo valore dipende anche dalle prospettive.
«Quando fai una valutazione, stai dando un valore presente oggi a un valore futuro dell’azienda.»
Nati lo spiega attraverso un esempio: un’impresa che fattura due milioni può valere più di una che ne fattura dieci, se presenta possibilità di crescita superiori. L’azienda più grande potrebbe aumentare poco i ricavi negli anni successivi, mentre quella più piccola potrebbe raggiungere dimensioni maggiori.
È un esempio semplificato, che mostra perché fatturato e valutazione aziendale raccontino aspetti differenti. Per chi cerca capitale, conta rendere credibile il percorso che collega i risultati raggiunti alle opportunità ancora da sviluppare.
02 / LA PROVA DEL MERCATO
La fiducia passa dalla prova del mercato
Nati descrive l’ecosistema italiano degli investimenti come un contesto ancora in maturazione.
«In Europa non abbiamo un problema di ecosistema, in Italia sì. Non è un ecosistema malato, è semplicemente un ecosistema giovane.»
I successi delle imprese possono alimentare fiducia, incoraggiare altri investitori e offrire un riferimento a chi sta iniziando. A sostenere questo percorso contribuiscono anche esperienza, competenze e relazioni.
La credibilità delle singole aziende si costruisce però nel confronto con i clienti. Quando gli viene chiesto come rilanciare un buon prodotto in Italia o all’estero, Nati si ferma sulla premessa: chi ha stabilito che quel prodotto sia valido?
«L’ha detto il founder, l’imprenditore, o l’ha detto il cliente che compra?»
È una domanda che riporta l’attenzione sulla domanda reale. La fiducia di chi costruisce il prodotto deve trovare conferma nella scelta di qualcuno disposto ad acquistarlo.
«Se lo dice il founder, deve far sì che lo dica anche il mercato.»
Prima dell’espansione viene quindi la comprensione del bisogno a cui l’impresa risponde. La qualità riconosciuta dai clienti diventa un elemento concreto su cui costruire lo sviluppo.

03 / LE LEVE DELLO SVILUPPO
Capire dove si ferma la crescita
Questo approccio emerge anche nel lavoro che Nati racconta di svolgere accanto ad alcune PMI. Quando il fatturato non cresce, parte dalla scomposizione del problema.
L’azienda acquisisce pochi clienti oppure ne perde quanti riesce a conquistarne?
«Se io prendo due clienti l’anno e ne perdo due, non sto crescendo. Se ne prendo quattro e ne perdo quattro, non sto crescendo.»
Il risultato può essere lo stesso, ma le cause richiedono interventi differenti. Se i clienti abbandonano l’impresa, occorre osservare il servizio, i prodotti, le consegne e i fornitori. Bisogna capire se l’esperienza offerta mantiene ciò che è stato promesso durante la vendita.
Se invece mancano nuove vendite, l’analisi riguarda l’acquisizione: arrivano abbastanza contatti commerciali? Le trattative si trasformano in contratti? Le risorse destinate alla crescita sono adeguate?
«Devi saper scomporre un problema e andare a guardare dov’è il tuo problema.»
Accompagnare un’azienda significa anche aiutarla a riconoscere queste differenze. Individuare il punto su cui intervenire permette di dare una direzione alle risorse, alle competenze e agli investimenti successivi.
04 / DEBITO E CAPITALE
Finanziare lo sviluppo, scegliere gli impegni
La conoscenza del business orienta anche la scelta tra debito e capitale. Nati affronta il finanziamento della crescita partendo dal rapporto con la proprietà dell’impresa.
«Il debito per me è un finanziamento non diluitivo. Che cosa vuol dire? Vuol dire che io non cedo delle quote per crescere.»

Nella sua lettura, la prevedibilità della cassa è un elemento centrale. Un’attività con flussi prevedibili presenta condizioni diverse da una startup ancora esposta a forte incertezza, per la quale l’ingresso di investitori nel capitale può essere più coerente con il percorso da affrontare.
La scelta riguarda gli impegni che l’azienda può sostenere, i tempi del suo sviluppo e la disponibilità dei soci a condividere la proprietà.
Anche chi investe deve confrontarsi con il tempo. Descrivendo le società non quotate in cui opera Akka, Nati richiama un vincolo essenziale:
«Blocchiamo del capitale che non possiamo sbloccare quando vogliamo.»
L’investitore lega le proprie risorse allo sviluppo dell’azienda e alle possibilità effettive di uscita. L’imprenditore assume la responsabilità di utilizzarle.
La conversazione restituisce così un metodo che parte dalla comprensione dell’impresa: riconoscere la domanda, individuare gli ostacoli e scegliere come sostenere la crescita. Alla base resta una definizione essenziale.
«Fare impresa è sempre offrire qualcosa che qualcuno vuole.»
